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Arevaci
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Gli mwcaArevaci o mwcqAravaci (mwcgArevakos, mwcwArvatkos o mwdaAreukas nelle fonti in mwdqlingua greca)cite-ref-1[1] furono una popolazione mwegceltibericacite-ref-2[2] pre-mwfwromana che si insediò nella mwgaMeseta centrale della mwgqHispania settentrionale e che dominò buona parte della Celtiberia dal mwggIV al mwgwII secolo a.C.. I mwhaVaccei erano loro alleati.
Contents
• Etnonimo
• Storia
• Cultura
• Note
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Etnonimo
Alcuni storici moderni affermarono che gli Arevaci erano un ramo dei Vaccei, per cui il loro nome tribale significherebbe "Are-Vaccei" o Vaccei "orientali". Un'mwigetimologia alternativa è stata fornita dal geografo romano mwiwPlinio il Vecchiocite-ref-3[3] il quale li definisce "Celtiberi Arevaci", aggiungendo che devono il loro nome al fiume "Areva" (Araviana), e quindi il loro etnonimo può essere tradotto in "coloro che abitano l'Areva".cite-ref-4[4]
Storia
Origini e territorio
La loro esatta origine è oscura, ma secondo il poco che si conosce i loro antenati sarebbero i primi a parlare celtico-Q, provenienti dalla Gallia e che migrarono nella Penisola iberica attorno alla metà del VI secolo a.C., quasi contemporaneamente ai potenti Vaccei della Meseta occidentale.
Il nucleo del territorio abitato dagli Arevaci era centrato sulle attuali mwmwprovince di Soria e in buona parte della mwnaGuadalajara, fino a raggiungere le sorgenti del mwnqTago, espandendosi nella metà orientale della mwngprovincia di Segovia e nella parte sud-orientale della mwnwprovincia di Burgos. Per un periodo di tempo dominarono parte della vicina mwoaprovincia di Saragozza.cite-ref-straboneiii-4-12-13-5-0[5] Fondarono grandi mwpqcittà-Stato nella Celtiberia settentrionale, tra cui mwpgCluniacite-ref-plinio3-27-6-0[6] (oggi Alto del Cuerno o mwraCoruña del Conde, Burgos; nome mwrqceltiberico: Kolounioku), Voluce/Veluka (vicino a mwrgCalatañazor, Soria), Uxama Argelae (Cerro de Castro, vicino a mwsaOsma, Soria; nome celtiberico: Arcailicos/Uzamuz), Termantia (mwsqMontejo de Tiermes, Soria), chiamata anche Termes o Termesos,cite-ref-7[7] Savia (Soria?) e mwtgNumanzia (mwtwMuela de Garray, Soria). Altre città citate nelle fonti storiche,cite-ref-plinio3-27-6-1[6]cite-ref-8[8] quali Segovia, Ocilis, Comfluenta, Tucris, Lutia, Mallia, Lagni e Colenda, non sono ancora state localizzate.
V-metà del II secolo a.C.
In rapporto ai popoli più militarizzati della Meseta orientale, gli Arevaci si impegnarono subito in una politica espansionistica prendendo parte alla migrazione dei mwwgCelti del mwwwV secolo a.C. al fianco di mwxaLusoni e mwxqVaccei, per poi insediarsi nell'Iberia sud-occidentale.cite-ref-9[9] A cavallo tra IV e III secolo a.C. gli Arevaci cambiarono la loro direzione di espansione dirigendosi a est, verso l'alto corso del Duero, e a sud nelle montagne della penisola centrale. Qui cacciarono i precedenti abitanti, i Pelendoni, conquistando le città di Savia e Numanzia e sottomettendo gli Uraci, prendendo il controllo delle città strategiche di Aregrada (Ágreda?, Soria; nome celtiberico: Areicoraticos/Arecorataz), Cortona (Medinaceli?, Soria), Segontia (Sigüenza, Guadalajara) e Arcobriga (Monreal de Ariza, Saragozza). Attorno alla metà del mwzaII secolo a.C., gli Arevaci crearono con i vicini mwzqLusoni, i mwzgBelli e i mwzwTitti una federazione tribale di popolazioni celtibere, con mwaqNumanzia come capitale federale.cite-ref-10[10]
Durante la mwbwSeconda guerra punica la confederazione si mantenne neutrale, anche se i mercenari celtiberi vengono citati come combattenti di entrambi gli schieramenti in numerose occasioni.
II-I secolo a.C.
Arevaci e mwcwBelli si ribellarono al dominio della mwdaRepubblica romana dando vita alle Guerre celtibere. Dopo la caduta di Numanzia nel mwdq134-mwdg133 a.C., i Romani sciolsero la confederazione celtiberica permettendo a mwdwPellendoni ed Uraci di riconquistare la propria indipendenza dagli Arevaci, i quali divennero tecnicamente sottomessi e assorbiti dalla provincia della mweaSpagna Citeriore. Le restanti città degli Arevaci mantennero intatta buona parte della loro capacità militare, e guidati da Clunia e Termantia aiutarono nella difesa della Celtiberia dal tentativo di invasione dei mweqLusitani nel mweg114 a.C. e dei mwewCimbri, che si riversarono dai mwfaPirenei attorno al mwfq104-mwfg103 a.C.. Rincuorati da questi successi, e risentiti dalla mancanza di riconoscimento da parte dei romani dei loro sforzi, gli Arevaci iniziarono segretamente a complottare contro il dominio romano unendosi agli altrettanto scontenti vicini celtiberi nella rivolta del mwfw99-mwga81 a.C. (nota anche come mwgqTerza guerra celtibera). Non solo gli Arevaci furono annientati dal mwggproconsole mwgwTito Didio nel mwha92 a.C., ma subirono anche la distruzione della propria capitale, Termantia.cite-ref-11[11]
Nonostante fossero strati a tutti gli effetti aggregati alla Spagna Citeriore dopo il 93 a.C., le relazioni degli Arevaci con Roma rimasero difficoltose. Continuarono a resistere alle politiche di mwigintegrazione e assimilazione romane per decenni, una situazione che si unì agli abusi fiscali e che saltuariamente portò allo scoppio di focolai di violenza per buona parte del mwiwI secolo a.C. Nonostante in seguito gli Arevaci fornissero un'unità ausiliaria di cavalleria (la "mwjaAla Hispanorum Aravacorum") nel mwjq29 a.C. per combattere nella prima mwjgguerra asturo-cantabrica a fianco delle mwjwlegioni romane, mwkaTacitocite-ref-12[12] parla delle pesanti tassazioni come causa di una rivolta nella regione di Termes, in seguito alla quale ci fu l'imboscata e l'assassinio di Lucio Pisone, mwlgpretore della Spagna Citeriore, nel mwlw25 a.C..
Religione
Praticavano il rito dell'escarnazione esponendo i corpi dei guerrieri uccisi in battaglia agli avvoltoi, come descritto da mwmwSilio Italicocite-ref-13[13] e mwoaClaudio Elianocite-ref-14[14] e confermato dalle stele funerarie e dalle ceramiche dipinte ritrovate a Numanzia.
Cultura
Condivisero con i Vaccei la stessa struttura sociale di tipo collettivista che permise a questi ultimi di sfruttare completamente i vasti campi dell'altopiano occidentale,cite-ref-15[15] anche se le prove archeologiche fanno ipotizzare che gli Arevaci fossero soprattutto allevatori che operavano la mwrqtransumanza nelle praterie dell'alta valle dell'mwrgEbro.
Note
cite-note-22. ↑ mwuw(mwvamwvqEN) Dáithí Ó hÓgáin, mwvgmwvwThe Celts: a history, Cork, The Collins Press, 2002, p.mwwa 75, mwwqISBNmwwg 0-85115-923-0. mwxaURL consultato il 27 settembre 2011. mwxg(mwxwmwyaEN) Aedeen Cremin, mwyqThe Celts in Europe, Sydney, Sydney Series in Celtic Studies 2, Centre for Celtic Studies, University of Sydney, 1992, p.mwyg 57, mwywISBNmwza 0-86758-624-9.
cite-note-plinio3-27-66. ↑ Plinio il Vecchio, mw5gNaturalis Historia, mw5wIII, 27.
cite-note-88. ↑ Tolomeo, mw8aGeografia, II, 6, 55; Appiano, mw8qGuerre iberiche, 100.
cite-note-1111. ↑ Appiano, mwaqaGuerre iberiche, 99.
cite-note-1313. ↑ mwaqkSilio Italico, mwaqoPunica, II 3, 341-343; 13, 671-672.
cite-note-1414. ↑ mwaq4Claudio Eliano, mwaq8De Natura Animalium X, 22.
Bibliografia
• Ángel Montenegro mwarket alii, mwaroHistoria de España 2 - colonizaciones y formación de los pueblos prerromanos (1200-218 a.C.), Editorial Gredos, Madrid (1989) ISBN 84-249-1386-8
• Alvarado, Alberto Lorrio J., mwar0Los Celtíberos, Universidad Complutense de Madrid, Murcia (1997) ISBN 84-7908-335-2
• Berrocal-Rangel, Luis, mwasaLos pueblos célticos del soroeste de la Península Ibérica, Editorial Complutense, Madrid (1992) ISBN 84-7491-447-7
• Francisco Burillo Mozota, mwasmLos Celtíberos, etnias y estados, Crítica, Barcellona (1998) ISBN 84-7423-891-9
• Rafael Treviño, mwasyRome's Enemies (4): Spanish Armies 218BC-19BC, Men-at-Arms series 180, Osprey Publishing, Londra (1986) ISBN 0-85045-701-7
Voci correlate